top_origini

Le origini

Le origini nella leggenda

ABBAZIA DEI SANTI SEVERO E MARTIRIO 

 

 A i piedi del colle che si trova a sud della città di Orvieto è adagiato il complesso monastico dell’abbazia dei Santi Severo e Martirio. Percorrendo la statale 71 che conduce a Bolsena si ha a un certo punto l’impressione di scorgere un borgo fortificato,oggi di proprietà della nobile famiglia Fiumi discendente di Santa Chiara di Assisi,facilmente individuabile da una torre poligonale che svetta sull’ agglomerato costruito interamente in materiale tufaceo e che dà all’insieme un aspetto del tutto singolare . Si tratta di un grande  edificio a forma di elle, attualmente costituito da due corpi distaccati che nell’ arco di cinque o sei secoli, dal VI al XII, sono stati modificati, cosi come risulta dagli studi storici sui primi commendatari dell’abbazia, inclusa tra le otto del Distretto di Orvieto, descritte da Lubin nella Notizia Abbatiarum Italiane.

 La prima e notevole indicazione storica si trova nei Dialoghi di Gregari Magno (VI secolo),proprio a riguardo di alcune descrizioni di miracoli attribuiti ai SS. Severo e Martirio, titolare della chiesa madre del monastero, eretta dai monaci benedettini. La costruzione originaria che probabilmente può essere fatta risalire anche a  prima dell’epoca di papa Gregorio Magno, comprendeva una chiesa di certo più grande rispetto a quella pervenutaci, la quale secondo le ricerche condotte in base a parti di fondamenta superstiti, avrebbe avuto una lunghezza di 38 mt. Con una larghezza de poco inferiore ai 10.

 CLASSICO STILE ROMANICO

Secondo un’antica leggenda, riportata nel Codex Urbevenatus custodito nell’ archivio del duomo di orvieto, l’abbazia sarebbe sorta per volontà di una dama longobarda di nome Rotruda sul luogo dove se fermò il carro,trainato da giovenche bianche, su cui erano adagiate le spoglie dei santi Severo e Martirio. Più documentata invece e la notizia prevenuta sulla committenza di Matilde di Canossa riguardo la poderosa torre campanaria che si affianca sul lato nord della chiesa. A donarci questo dato storico di non indifferente portata sono alcune fonti documentarie;tra queste la più attendibile è la Vita Mathildis del monaco benedettino Donizone Canusinis

Nelle Cronache del Mellini, un altro storico di Matilde di Canossa, si riporta il particolare che nell’anno 1103 la contessa Matilde face erigere una possente torre campanaria dodecagonale, divenuta in seguito un vero e proprio prototipo per l’ architettura locale. Infatti papa Onorio II, che nel 1221 provvide alla consegna dell’abbazia ai monaci promostratensi provenienti dai paesi d’Oltralpe, commissionò a sua volta un campanile di quasi identica impostazione per la collegiata di SS. Bartolomeo e Andrea nella città di Orvieto.

 

L’accentuata corrispondenza tra le due torri è evidenziata dallo stesso materiale tufaceo adoperato, che conferisce all’ insieme carattere eminentemente solenne e mistico, cosi come la stessa merlatura e la presenza degli ordini sovrapposti di aperture su ciascun lato, scandite da bifore sostenute da colonnine con capitelli a fogliame, di classico stile romanico.

L’abbazia orvietana dei santi Severo e Martirio fu fondata nel VI secolo e rinnovata dai monaci cistercensi. Ma l’elemento più spettacolare dell’interno complesso architettonico giunto fino a noi rimane la torre dodecagonale voluta da Matilde di Canossa.

iL RAFFINATO MOSAICO COSMATESCO

La chiesa dell’abbazia dei SS. Severo e Martirio è impreziosita internamente da un pavimento e mosaico, di pura arte cosmatesca (XII secolo) anche se alcuni ampi frammenti ci riportano inconfutabilmente, a epoche precedenti. Dal punto di vista dalla composizione può farsi risalire forse all’VIII secolo come pare dedursi da alcuni frammenti superstiti risalenti a quell’epoca - È iscritto in un’area di dimensioni più contenute rispetto a quella interna della chiesa.Il motivo decorativo risulta composto da rettangolo di svariate dimensioni, intagliati di cornici di marmo Bianco e grigio, che ospitano ben 14 motivi differenti di disegno musivo. I rettangoli sono per lo più disposti in senso longitudinale rispetto all’asse della chiesa e la distribuzione dei diversi motivi si svolge apparentemente en maniera casuale e molto varia, non seguendo la logica di uno schema globale. Invece la parte ai piedi dell’altare e occupata da un tappeto musivo quadrato, di classica fattura cosmatesca, costituito in prevalenza da marmo bianco, porfido rosso, e serpentino color verde scuro.

L’aspetto mistico dell’Abbazia dei Santi Severo e Martirio, nonostante il sovrapporsi degli interventi che si sono susseguiti nei secoli, continua dunque a irradiare con fiera possanza l’ombra di Matilda di Canossa, illustre benefattrice di chiese e monasteri, la quale poco prima della morte, ricevendo l’Eeucarestia cosi si espresse: “Mentre vissi sempre sperati in Te, mio Dio, salvami adesso ed accoglimi”; e mentre baciava il crocifisso: Te che ho sempre servito, aiutami ora”. Fu poi sepolta, per una espressa volontà, nel monastero di S. Benedetto in Polirone, nei pressi di Mantova:sul capo le fu posto il velo di benedettina.

Nel 1632 il corpo fu traslatato, per volere di papa Urbano VIII, in S. Pietro a Roma: qui da allora riposa sotto il monumento eseguito espressamente dal grande scultore Gian Lorenzo Bernini.

                 

 

Booking / Prenota 

L'eco dei passi del Papa

Dopo la lunga amministrazione dei canonici di Prémontrés, al governo dell'Abbazia si succedettero un gran numero di abati commendatari (abati eletti dai re o dai papi, estranei al monastero, dediti agli affari o alle guerre): primo fra questi, il Cardinale Pietro Barbo. Evidentemente l'aria dell'Abbazia gli fu salutare, visto che divenne Papa con il nome di Paolo II nel 1464. I corridoi dell'Abbazia sono stati percorsi da altri uomini autorevoli quali il Cardinale Nicolaus von Kues, detto il Cusano, Simoncelli, Scipio Borghese, Aldobrandini, Barberini, Altieri.

Video con la storia della Badia